
Guy Tillim, dalla serie ‘Roma, città di mezzo’
FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma 2009 presenta al Palazzo delle Esposizioni la personale ‘Roma, città di mezzo’ del fotografo sudafricano Guy Tillim, a cui è stata affidata la Commissione Roma di quest’anno.
Guy Tillim cerca la Roma non monumentale, evita il dettaglio, si appropria di una sua Roma, una specie di continuazione di Avenue Patrice Lumumba che arriva con lui sin qui. Tutto è solo, o in parte, nella mente e negli occhi di Tillim, e arriva in questo primo lavoro fuori dall’Africa. Tillim cerca la città di mezzo, cerca una luce di mezzo (l’inverno più piovoso da anni è un privilegio per lui), cerca un’idea nata dalla lunga osservazione del cinema neorealista e rielaborata sul campo. E in questa città di mezzo la cosa più complessa è la misura: quanto vicino, quanto lontano? Molto è in questa forte tensione della ricerca della misura nella città di mezzo, una città dove Tillim è solo, libero di pensare, di avvicinarsi e allontanarsi.
Così come la Roma di Josef Koudelka (il Teatro del Tempo che nel 2003 inaugurò le commissioni su Roma) anche quella di Guy Tillim è spoglia, senza sentimentalismi, e il neorealismo funziona per Roma come un “hook” (un appiglio da cui partire e a cui aggrapparsi nei momenti più difficili), così come l’architettura postcoloniale lo era stato per Avenue Patrice Lumumba. Ma il neorealismo è stato ribaltato dopo poco, ha avuto un ruolo di piattaforma sulla quale Tillim è atterrato in città e poi il lavoro ha preso la sua libertà senza bisogno di appigli. Mi piace pensare che il primo lavoro di Tillim fuori dall’Africa sarà anche il primo lavoro senza appigli, il primo di altri verso un cammino difficile, bello e profondo con la libertà.