
Martin Parr, dalla serie ‘TuttaRoma’
Per Martin Parr, la fotografia che ha a che fare con le persone è sempre voyeristica: immagini rubate che non devono essere celate dietro falsi moralismi. Lì dove il fotogiornalismo si sofferma sulle sofferenze del Terzo Mondo, Parr si dedica al Primo Mondo prendendosi gioco della nostra cultura occidentale con un sottile umorismo tipicamente britannico, dai toni spesso parodistici. Parr ha seguito questa cultura del consumo di massa nei viaggi dei turisti in giro per il mondo, e dopo The Last Resort e Small World, si confronta oggi con la capitale dell’arte e dei pellegrinaggi. Tuttaroma è un nuovo, originale e importante passo nel lavoro di Parr a cura di Marco Delogu: insieme abbiamo superato il suo tradizionale metodo allestitivo composto da centinaia di fotografie, riducendo il tutto a 15 immagini singole e 4 dittici stampati su grande formato, e mantenendo solo 3 pannelli con 9 foto ognuno come collegamento ideale con gli allestimenti precedenti.
In The Last Resort aveva mostrato una New Brighton fatta di hot dog e patatine, birra e bagni al mare. Con Small World si è reinventato cronista delle manie associate al viaggio e al turismo, mettendone in evidenza gli aspetti più dozzinali. Anche in TuttaRoma, il suo sguardo divertito e barocco insegue le moltitudini che invadono ogni giorno la capitale, trasformandole con una trasparenza spesso disarmante nel teatro stereoscopico di una folla che gioca il ruolo di figurante collettivo del rito del turismo di massa. La sua esasperata attenzione per il dettaglio si sofferma su questa nuova commedia umana dei consumi e degli svaghi, animata da souvenir kitch, ventagli, cappellini, occhiali da sole, mappe della città e naturalmente macchine fotografiche. Ma è ancora una Roma che nonostante tutto continua a stupirci, ad ammaliarci, una Roma che ci conferma che “in un mondo saturo e sempre più uniforme, gli sguardi stimolanti e provocatori offerti dalla fotografia sono essenziali”.